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Adulti e social come è cambiata l'educazione

Adulti e social: come è cambiata l’educazione?

Photo by Rahul Chakraborty on Unsplash

Quanto i social hanno inciso nella vita degli adulti? Siamo davvero in grado di utilizzarli con consapevolezza e nel modo giusto? Quanto è difficile “fare educazione” ai social?

Queste e molte altre domande ancora sono molto importanti soprattutto per il periodo che stiamo attraversando ed è bene riflettere per non restare passivi davanti ad uno schermo ma diventare consapevoli di ciò che vediamo e dei messaggi che spesso vengono, anche in modo inconscio, trasmessi.

I social: la coperta di Linus del nostro tempo.

Da Marzo 2020 la nostra capacità di essere connessi si è evoluta, è incredibile come i social per ognuno di noi siano diventati una sorta di coperta di Linus: ci permettono di rimanere in contatto, rappresentano un rifugio nel quale nascondersi per distaccarsi dalle paure e dai problemi del quotidiano. Quando non abbiamo voglia di ascoltare o di annoiarci ecco lo schermo che ci viene in aiuto, quando ci vogliamo distrarre da un cattivo pensiero ecco che curiosare nella vita degli altri ci permette di dimenticare per un momento la nostra, quando vogliamo ridere ecco che arriva puntuale il video virale del mese… e così via.
I social come mondo dell’immediato, del tutto e del subito, delle domande e delle risposte veloci.

Le riunioni da dietro uno schermo, le lezioni da dietro uno schermo, la cucina da dietro uno schermo, l’educazione da dietro uno schermo…. la vita di ognuno di noi dietro ad uno schermo.

Non starò qui ad elencarvi tutto quello che manca della vita reale, di quella che ogni tanto puzza ma almeno ne senti l’odore, ma quello su cui vorrei riflettere è quanto, non solo in questo periodo, ma in generale negli anni 2000 lo sviluppo di piattaforme social non solo abbia inciso sulle nuove generazioni, ma anche su quelle “anziane”.

Gli adulti spesso si lamentano: “I miei figli non mi ascoltano!” ed è vero, è proprio così.
I “nuovi” figli fanno fatica ad ascoltare.

Non solo adolescenti ma anche bambini. La maggioranza di bambini e adolescenti fatica ad alzare la testa e a guardare negli occhi chi parla con loro, ma quale posizione degli adulti vedono bambini e adolescenti per quasi per tutto il giorno?

Perché da adulti non guardiamo più negli occhi i nostri figli e siamo più attratti da uno schermo vuoto che dai loro occhi?

Fare educazione preventiva nei confronti di questo argomento significa una sola cosa: prendersi la responsabilità di quello che facciamo non solo come adulti, ma anche e soprattutto come educatori e genitori, perché educare alla consapevolezza è compito prima di tutto di chi può insegnarla.

Le domande da porsi per avvicinare i nostri figli con consapevolezza all’utilizzo dei social.

Il primo passo per riuscire a comprendere se si sta andando nel verso giusto è fare, come adulti, un po’ di auto-osservazione e porsi alcune delle seguenti domande riguardo al proprio approccio con i social:

Quando mi rivolgo ai miei figli li guardo negli occhi?

Sono consapevole dei rischi che la tecnologia comporta?

Che tipo di utente sono? Passivo o attivo?

Durante la cena, il momento del gioco con loro, dopo la scuola, riesco a parlare con loro senza farmi distrarre dal telefono che squilla o da una mail che arriva?

Riesco a dedicare ai miei figli del tempo di qualità senza lasciare che il mondo virtuale mi disturbi?

Riesco a non farmi condizionare negativamente dalle immagini da vetrina che vedo di altre famiglie ed accettare la mia così com’è?

Sono in grado di non delegare alla tecnologia le domande, le emozioni, il tempo?

Si, sono tantissime domande, ma la consapevolezza si coltiva solo attraverso la riflessione e ad una presa di coscienza forte e profonda.
Proviamo a rispondere a queste domande senza giudicarci e cerchiamo anche di visualizzare alcune situazioni in cui sappiamo di essere stati condizionati negativamente da contenuti social che ci sono passati da sotto gli occhi.
Quale è stata la nostra reazione da adulti? Siamo in grado di decodificare le emozioni legate a quella situazione?

L’importanza di decodificare le emozioni che ci trasmettono le piattaforme social.

Decodificare le emozioni che i contenuti social trasmettono è fondamentale per due motivi:

-significa non essere utenti passivi;

-significa saper filtrare le immagini che vediamo.

Anche per il mondo degli adulti i social hanno rappresentato una rivoluzione. Non siamo nati con “i cellulari tra le mani” come dicono loro, ma anno dopo anno tutto è diventato sempre più veloce, smart (per chi ama i termini in inglese) e tutto si è semplificato talmente tanto da essere davvero complicato.

Dobbiamo ammetterlo, i social ci distraggono. Ci distraggono dalle cose reali, sembrano ovattare i malumori. Ognuno con in mano un proprio cellulare, un proprio tablet, un proprio computer… siamo tutti dannatamente distratti e questa distrazione ricade sulle nuove generazioni che non possono imparare nulla di diverso se non l’apatia, lpa passività, l’essere spettatori di ciò che passa davanti ai loro occhi.

Come adulti abbiamo un grosso compito: aiutare le nuove generazioni ad essere protagoniste. Aiutare i nuovi bambini e i nuovi ragazzi a pensare. Dobbiamo prima di tutto smuovere noi stessi e poi loro dalla condizione di indifferenza in cui siamo inciampati e non smettere mai di chiederci se quello che trascorriamo con loro è un tempo di qualità.

Il punto non è non utilizzare le nuove tecnologie e le nuove possibilità di rimanere in contatto, il punto è farlo ponendosi delle domande.
Soffermarsi su un contenuto e chiedere ai nostri bambini o ragazzi: “cosa ti trasmette?”

Il punto è tornare ad alzare la testa durante una conversazione, guardarci negli occhi e riscoprire la bellezza della realtà: quella che si può toccare solo con le mani, quella di cui si possono sentire gli odori e quella che a volte fa male ma ci rende protagonisti veri di una storia che non possiamo vivere solo attraverso ad uno schermo.

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