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Minori, social network e la responsabilità genitoriale

Si fa sempre più forte il bisogno di parlare di minori e social network, ma soprattutto di responsabilità genitoriale.
Un’età minima per la presenza dei minorenni sui social network è stata stabilita, ma è spesso violata. Nello specifico, un minore non può iscriversi su Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat o WhatsApp sotto i 13 anni, mentre tra i 13 e i 14 serve la supervisione dei genitori.

La realtà, tuttavia, è molto diversa. Basta fare un giro su qualsiasi piattaforma social per accorgersi che i profili degli under 13 sono in contino aumento. I minori aprono profili senza controllo e sapendo di poter essere bloccati aprono già profili di riserva pronti all’uso.
Secondo una ricerca effettuata nel 2019 da Osservare Oltre (Associazione Nazionale Presidi ed e Tutorweb) è emerso che l’84% dei ragazzi tra i 10 e i 14 anni è in possesso di un profilo social. Per farlo, nessuno ha dichiarato la sua vera età al momento dell’iscrizione, che per il 22% è avvenuta addirittura in presenza di un genitore. Mentre il 91% non parla con i genitori di quelle che vede o che dice su internet.

In un panorama come questo ci si comincia a chiedere: ma i genitori dove sono? Che cosa fanno o che cosa possono fare? Che obblighi hanno inerenti alla responsabilità genitoriale in tutto questo?

Foto di Max Fischer da Pexels

Minori e social network: che cos’è la responsabilità genitoriale?

Per parlare di responsabilità genitoriale nel modo più completo e preciso possibile, ho rivolto alcune domande ad un’ esperta in materia: l’avvocata Claudia Lupo, Privacy & Data Protection specialist. Si occupa di consulenza legale in tema di privacy, protezione dei dati personali, nuove tecnologie, internet e cybercrime.

Responsabilità genitoriale: la parola all’esperta.

Parliamo di responsabilità genitoriale.
Ogni genitore ha la responsabilità genitoriale sui propri figli.
Essere genitori responsabili, giuridicamente, significa che il padre e la madre devono crescere i figli tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali e delle loro aspirazioni.
I figli hanno diritto di essere mantenuti, istruiti, assistiti moralmente ed educati dai propri genitori.

1. Ma la responsabilità genitoriale riguarda anche l’uso dei social network?

Quando parlo di responsabilità genitoriale, mi piace sempre ricordare che questo è un concetto nuovo. Prima si parlava di “Potestà” genitoriale, sottolineando come i genitori avessero dei poteri sui figli. Il nuovo termine, invece, enfatizza i doveri che i genitori hanno verso i propri figli, esattamente quelli da te anticipati: il dovere di proteggerli, di educarli, di istruirli, di prendersene cura.

Per rispondere alla tua domanda, è interessante notare come l’ambito di applicabilità della “responsabilità genitoriale” non sia stabilito dalla legge. Questo risponde ad una scelta del legislatore di non legare ad una definizione un concetto che potrebbe evolvere di pari passo con l’evoluzione della società. Il legislatore ci ha visto bene!
L’uso del social network da parte del figlio non può che essere soggetto al dovere di protezione incombente sul genitore che, dunque, è responsabile di eventuali conseguenze che dovessero derivare al figlio da un uso improprio.

Foto di cottonbro da Pexels

2. Quanti tipi di responsabilità esistono in capo ai genitori?
I genitori sono responsabili per eventuali reati commessi dai figli utilizzando i social?

Esistono due diverse tipologie di “responsabilità” dei genitori: la responsabilità genitoriale di cui abbiamo parlato prima (art. 316 del Codice Civile) e la responsabilità oggettiva del genitore (art. 2048 del Codice Civile).

La “responsabilità oggettiva” del genitore è quella per cui i genitori sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati, a meno che non provino di non aver potuto impedire il fatto. Ciò significa che dovranno provare di aver adempiuto al loro dovere di vigilanza, nonché di educazione, per non essere ritenuti responsabili.
Dal momento in cui gli illeciti possono essere commessi anche sui social e, in generale, in spazi virtuali e non fisici (si pensi agli atti di cyberbullismo), allora la risposta alla domanda è assolutamente positiva: i genitori sono responsabili dei danni cagionati da fatto illecito dei figli, anche se il fatto illecito avviene in rete. Il fatto che il genitore non assista al fatto non è un’esimente, ma questo vale anche nelle situazioni in cui l’illecito avviene in un luogo fisico, ma in assenza del genitore.

3. Quali sono le conseguenze per fatti illeciti commessi dai minorenni?

Come accennato parlando di responsabilità oggettiva del genitore, se il figlio minore commette un fatto illecito, i genitori saranno ritenuti responsabili, ma dal punto di vista civilistico (risarcimento danni) e non penale (in quanto la responsabilità penale è personale!).

Ovviamente, perché si possa parlare di “fatto illecito” occorre che ci sia un’apposita norma di legge che disciplini quel determinato comportamento come “reato”.
A questo proposito, specifico che un minore è ritenuto “capace” di commettere un reato – e, dunque, imputabile e responsabile – se ha compiuto quattordici anni (a meno che non si fornisca prova della sua incapacità).
In questo caso, è previsto che il procedimento penale si svolga davanti al Tribunale per i Minorenni e che la pena venga diminuita rispetto a quella prevista dalla relativa norma di legge.
Resta fermo che, anche in questa ipotesi, i genitori saranno chiamati a rispondere civilmente dei danni.

Foto di Katerina Holmes da Pexels

Minori, social network e la responsabilità genitoriale: la privacy dei figli.

Alcuni genitori controllando i figli temono di non rispettare il diritto del minore alla riservatezza.

4. Come si può esercitare il diritto-dovere di educare il proprio figlio/a, evitando possibili conseguenze negative, senza ledere il suo diritto alla riservatezza?

Il dovere di educare il proprio figlio e di vigilare sulle sua azioni non rende lecita qualsiasi intromissione nella sua sfera privata da parte del genitore. Ogni “intromissione” deve essere giustificata dalle circostanze. Fa la differenza che il figlio abbia 13 o 17 anni e quindi possa essere ritenuto più o meno consapevole dei rischi oppure il fatto che il genitore sospetti che il figlio subisca o commetta determinate attività. Prima di arrivare a “spiare” l’attività dei figli sui loro smartphone, bisognerebbe provare altre strade e chiedersi quanto effettivamente l’intromissione sia necessaria e non siano sufficienti il dialogo, l’istruzione, il buon esempio e delle regole sull’utilizzo di questo strumento.

Minori, social network e la responsabilità genitoriale: il parental control.

Esistono molte app per il parental control. Queste app in genere permettono di monitorare il tempo di utilizzo di un cellullare o di un tablet, si può programmare lo spegnimento e l’accensione, limitare l’uso in termini di durata di una specifica app, evitare che vengano scaricate app senza il consenso del genitore o bloccarle, permettono di geolocalizzare cellullari e filtrare contenuti che possano visionare i nostri figli.
Questo però non mette al riparo dall’uso improprio di un app che può fare un minore, nel senso che un minore pur potendo usare i social per un ora, in quell’ora potrebbe essere vittima di grooming o cyberbullismo o essere colui che calunnia, diffama, incita all’odio od offende sul web.

5. Ci sono delle situazioni in cui per il genitore controllare il cellulare dei propri figli diventa lecito?

Ci sono degli strumenti sicuramente molto utili, per esempio quelli che non permettono il download di app “da adulti” o che evitano che il proprio figlio, mentre guarda Peppa Pig su YouTube, capiti su contenuti non adatti alla sua età.

Poi ci sono altri strumenti che non possono e non devono sostituire il compito educativo del genitore. Limitare in termini di durata l’uso di un’app è una regola che il genitore può dare a prescindere dall’installazione di uno strumento di parental control, per esempio ritagliando momenti in cui l’uso dello smartphone è “vietato” (dando per primi il buon esempio e lasciando da parte il cellulare quando si sta con i propri figli).

Inoltre, come hai fatto notare, questa limitazione non è sempre efficace per evitare che vengono compiuti o subiti illeciti. Dobbiamo, tuttavia, sempre pensare che questo prescinde dall’utilizzo del cellulare. Anche a scuola o al parco, o in generale in luoghi fisici, il minore può essere soggetto attivo o passivo di condotte illecite. Allora – forse – lo “strumento” per evitare che ciò avvenga non è da ricercarsi nelle app di parental control, ma nell’istaurazione di un rapporto genitore-figlio tale da riuscire a rendersi conto che “qualcosa non va” e intervenire.
Come anticipato poco fa, infatti, controllare il cellulare dei propri figli diventa lecito – e direi “d’obbligo” – nel momento in cui si hanno dubbi sul fatto che il figlio compia o subisca attività illecite, dal citato cyberbullismo a tentativi di adescamento.

Foto di cottonbro da Pexels

Minori, social network e la responsabilità genitoriale: qualche considerazione finale.

Conoscere è importante, soprattutto per noi genitori, per poter poi passare ai nostri figli informazioni corrette ed educarli anche digitalmente. In questa intervista l’avvocato Claudia Lupo ci ha fornito materiale per capire in cosa consiste la responsabilità genitoriale, legalmente parlando.
Quello che ne esce è che oggi è diventato indispensabile insegnare agli adolescenti e ai bambini ad avere un comportamento corretto e sicuro quando si usa internet.
I bambini certo sono in grado di comprendere il funzionamento di internet meglio di noi genitori, ma non dobbiamo scordare che non hanno ancora acquisito la maturità necessaria per discernere ciò che è bene e ciò che è male, né per avvertire insidie e pericoli.
Vanno educati ed accompagnati.
E noi genitori non possiamo più permetterci di restare dei semplici osservatori.

Se non ci sentiamo preparati per passare ai nostri figli le informazioni basilari sullo stare in rete, questa potrebbe diventare l’occasione per imparare assieme alcune semplici regole comportamentali da tenere nel web:
rispettare gli altri;
non diffondere mai informazioni personali;
-spegnere il computer se ci si sente a disagio.

Esistono corsi per genitori e figli proprio per imparare un uso consapevole della rete e dei media, partendo da concetti base molti importanti che spesso però tralasciamo o diamo scontati come:
-porre attenzione alla scelta della password e alle funzioni di ripristino;
stare molto attenti alla propria privacy;
-rispettare anche quella degli altri;
– imparare ad usare il browser e navigare sempre tramite programmi sicuri per evitare insidie e siti pericolosi;
-anche per gli acquisti on line, bisogna imparare a capire quando un sito è sicuro;
-se vi sono dubbi, chiedere sempre ai genitori o un adulto.

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo.

-Leo Buscaglia

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